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venerdì 16 settembre 2016

L'intervento del Dott. Antonio Draghi alla conferenza di Vigonovo

Il Comitato Brenta Sicuro vi ripropone in formato digitale l'analisi che il dott. Antonio Draghi ha prodotto in occasione della serata in memoria dell'alluvione del 1966, tenutasi Mercoledì 14 Settembre a Vigonovo e a cui hanno partecipato anche altri testimoni, ricordando a tutti noi in modo chiaro che quella è stata una tragedia di dimensioni spaventose, che non si dovrà MAI PIU' ripetere sia nei nostri territori, che nel resto d'Italia. I modi per evitare questo tipo di calamità naturali ci sono, per questo DOBBIAMO unire le forze e fare pressione in modo che gli organi di competenza si mettano in moto per effettuare ciò che dovrebbe essere L'ORDINARIA PREVENZIONE.

L'intervento:

VIGONOVO 14 SETTEMBRE 2016 - Antonio Draghi
1.Sono passati 50 anni dalla grande alluvione del 1966. Quando i media parlano dell’alluvione del novembre del 1966 comunemente  intendono quella che tra i giorni 3 e 4 interessò disastrosamente la città Firenze. In realtà le regioni più colpite furono quelle del Nord-Est dove avvennero estese inondazioni e numerose frane. Nelle regioni settentrionali i morti furono 87. Gli sfollati furono oltre 42.000, di cui 25.800 in Veneto. In Pianura Padana e nella Pianura Veneta furono inondati almeno 137 kmq di territorio, e furono riportati danni in almeno 209 Comuni. Fra i comuni che ebbero più danni e moltissimi sfollati ci fu Vigonovo. Il Brenta in piena eccezionale respinse le acque della concomitante piena del Bacchiglione che scendevano dal Piovego, il quale esondò e ruppe.
2.Dopo aver disatteso per decenni i piani predisposti subito dopo quella alluvione, furono alcuni comitati che sulla base degli studi e delle indicazioni dell’Istituto di idraulica e idrodinamica dell’Università di Padova diretto dal prof. Luigi D’Alpaos, fecero ripartire  un processo positivo di presa di coscienza, di consapevolezza del rischio che continuava a persistere in tutta questa vasta zona. All’opera di sensibilizzazione dei comitati cittadini seguirono via via  le prese di posizione di tanti comuni, veneziani e padovani. C’era però prima di tutto da sconfiggere una visione imperante, quella speculativa del territorio, che configgeva con la nostra che pretendeva la salvaguardia delle vite e dei beni dei cittadini. Ricordiamo che di fatto si voleva usare per la camionabile , accompagnata dai pioni dell’elettrodotto aereo, il sedime da tempo predisposto per l’ idrovia e  in buona parte già espropriato. Mentre  il completamento dell’idrovia sarebbe stato con tutta evidenza la soluzione per le piene del Brenta e per quelle del Bacchiglione, soprattutto per quelle congiunte di Brenta e Bacchiglione. (Brenta e Bacchiglione sono un unico sistema idraulico). Convegni, manifestazioni, pressioni, ma anche inchieste e arresti eccellenti . Abbiamo arrestato la camionabile ( salvo che è ancora indicata nella pianificazione regionale) abbiamo bloccato, anche se non del tutto, la prepotenza di Terna e il suo vergognoso e primitivo elettrodotto aereo.
3.Sei anni fa, nel 2010, una nuova alluvione; stavolta nel vicentino e nel vicino territorio padovano attraversato dal Bacchiglione. Dopo quest’ altra alluvione, finalmente il tema della prevenzione ha incominciato a farsi strada. Ma si doveva, e ancora si deve, sconfiggere un’altra visione distorta, quella che ritiene essere più conveniente aspettare il fenomeno, rispondere all'emergenza grazie,  seppellire i morti e riparare i danni Ma si tratterà come sempre solo di una parte dei danni. Ignorando fra l’altro che, sia nel caso dei terremoti che in quello delle alluvioni, il danno principale è quello che dà l’insicurezza  ancor prima che l’evento si scateni, quella angoscia latente  che priva ognuno di noi  di quella tranquillità psicologica che ogni cittadino cosciente merita per sé,  per la propria famiglia, per la propria comunità, per le proprie attività, per la propria terra.
4. E finalmente la Regione si è decisa a predisporre il Progetto Preliminare del completamento dell’Idrovia che funzionerà in primo luogo come scolmatore di 350 mc/sec. in caso di piena nel bacino Brenta Bacchiglione. Un primo passo avanti e una prima vittoria per chi ha pensato al recupero di quest’opera incompiuta e per chi si è mobilitato e si è battuto.  Ma non basta ! E non bastano i primi interventi, ancora molto parziali, sugli argini del Bacchiglione-Roncajette  e su quelli del Brenta Cunetta, argini che sono in condizioni disastrose, come non bastano i bacini di laminazione a monte di Vicenza.
5. Ora c’è una grande occasione che non bisogna perdere. Il governo nazionale si è impegnato, dopo il terremoto di Amatrice, a predisporre un piano pluridecennale  di messa in sicurezza del territorio nazionale dal rischio sismico e dal rischio idrogeologico. La Regione deve immediatamente portare il progetto dell’idrovia a livello di Progetto Definitivo, classificarlo come  progetto strategico di primo livello per il Veneto e pretendere che venga inserito nel Piano Strategico nazionale e portare avanti in parallelo un piano di manutenzione ordinaria e continua degli argini di fiumi e canali. Questo è l’appello rivolto ai Sindaci perché continuino a fare squadra e pretendano dalla Regione questo duplice  passo fondamentale.

Le mutate condizioni climatiche fanno si che la frequenza dei fenomeni meteorici eccezionali si vada accelerando e le alluvioni , anche se speriamo sempre che non siano imminenti, sono però sempre immanenti. Non possiamo aspettare altri 6 anni e, tanto meno, altri 50.



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