lunedì 31 ottobre 2016

Alluvione ed alluvioni in Veneto; alcune riflessioni di Emanuele Martino

Riportiamo un interessantissimo articolo redatto dal nostro amico Emanuele Martino, da anni impegnato al nostro fianco nella lotta per difendere il Veneto e i suoi cittadini da altre tragedie, disastrose, come quelle accadute nel 1966 e nel 2010. A fine articolo è presente il link al suo blog personale, buona lettura.

A sei anni dalla drammatica all’alluvione del 2010, e dopo mezzo secolo dall’alluvione del
1966, vi invio un mio articolo di riflessione, che pubblicherò sul mio blog
emanuelemartino.wordpress.com e su http://www.acqueurbane.it.
Se c’è qualche inesattezza o qualche riflessione che volete fare potete
inserire un commento a fondo pagina, rispondo volentieri.
I temi sono:
1 – Le opere necessarie alla salvaguardia idraulica post 1966
2 – Le responsabilità politiche della mancata realizzazione
3 – La solidarietà e l’aiuto reciproco nei giorni drammatici dell’alluvione
4 – Gli argini sono stati rotti dall’uomo?
5 – L’idrovia Padova-mare nel sistema delle opere da realizzare
1 – Dopo l’evento alluvionale del 1966 una commissione di esperti, la Commissione de Marchi,
indicò quali erano le opere da realizzare per la messa in sicurezza dei fiumi del Veneto
Per chi volesse scaricare i corposi atti di tale Commissione li può trovare sul sito del Censu:
http://www.censu.it/relazione-de-marchi/
Ma dei vari serbatoi “a esclusivo uso di piena”, da realizzare in montagna per trattenere
all’occorrenza le acque, venne realizzato solo quello del Ravedis sul fiume Meduna, e solo
perché aveva una funzione elettro-irrigua. Ricordo che nel 2010 la diga del Corlo trattenne
parte delle acque del Cismon, importante tributario del Brenta (“el Brenta no xe Brenta se il Cismon no geh dà na spenta”).
2 – Dopo l’alluvione del 1966, complice la stasi idrologica (non ci furono altri eventi gravi),
il fronte contrario alla realizzazione delle dighe “prese piede”; inoltre una classe politica a
livello nazionale e locale assolutamente inadeguata, invece di procedere alla realizzazione di tali “grandi opere” e di operare sulla gestione del consenso con la cittadinanza lasciò che si procedesse ad un dissennato consumo del territorio, con creazione di zone
industriali/artigianali un po’ ovunque e un’ingente cementificazione del territorio, in
aggiunta ad una progressiva polverizzazione delle competenze in materia idraulica tra vari
Enti.
Basti solo pensare che oggi la modifica dell’invaso della diga di Meda sull’Astico è impedito
dalla collocazione di una zona industriale.
Il consumo di suolo in Italia è stato stimato in 4 metri quadri al secondo, dati ISPRA 2016.
3 – Sia l’alluvione del 1966 che quella del 2010 con il loro carico di distruzione, perdita di
vite umane, perdita di abitazioni e ingenti danni materiali, misero in moto un’ondata di
solidarietà, dagli angeli del fango di Firenze, all’ospitalità degli sfollati, alle raccolte
alimentari e fondi. Questo è un dato che va ricordato, perché la solidarietà e la vicinanza a
chi ha avuto l’unica sfortuna di avere la casa in un terreno più basso del tuo (io abito a
Nord-Ovest della rotta) non devono mai mancare.
4 – In entrambe le alluvioni (1966 e 2010) si è parlato di rotte causate per far defluire
l’acqua in certe aree, privilegiando la salvezza di altre.
In particolare tale “ipotesi” è stata formulata per la rotta dell’argine del Piovego nel 1966 e
per la rotta dell’argine del Roncajette a Ponte san Nicolò nel 2010.
Ebbene nel primo caso la rotta è stata purtroppo “favorita” dall’uso della sommità arginale
destra come percorso carrabile, quindi 30 cm più basso dell’altro argine, cosa che di fatto
protesse la Zona Industriale di Padova, all’epoca sviluppata principalmente a Nord del Piovego.
Nel secondo caso le indagini dei Carabinieri prima e della Procura della Repubblica non
dimostrarono interventi da parte dell’uomo.
Nel caso della procura “le alluvioni che hanno colpito in particolare i comuni di Casalserugo, Bovolenta, Selvazzano e Ponte San Nicolò hanno un colpevole ed è la cattiva gestione da parte della politica” … “le norme che disciplinano i corsi d’acqua sono farraginose. Tutta la procedura normativa è di difficile interpretazione” (Gazzettino 1/3/2016). Quindi non un intervento di rottura di un argine ma il sedimentarsi di responsabilità tra vari Enti, in un pluridecennale accavallarsi di norme e
passaggi di competenze.
Ebbene sarebbe bene che tali “ipotesi” non distogliessero l’attenzione dalla necessità,
improrogabile e irrinunciabile, di monitorare e mantenere in perfetto stato gli argini dei
fiumi, soprattutto quelli soggetti a forti stress in condizioni di piena.
5 – In questo quadro diventa improrogabile il completamento dell’Idrovia Padova-mare, in quanto tassello importante per la gestione dello svaso delle acque del sistema Brenta-Bacchiglione (i due fiumi sono strettamente connessi), come indicato dagli studi del prof. d’Alpaos fin dalla metà degli anni Novanta e come richiesto in più occasioni dai Comitati Uniti per il completamento dell’Idrovia e dal Comitato Intercomunale Brenta Sicuro, e come indicato subito dopo la piena del 1966 dall’ing. Gusso, uno dei progettisti dell’Idrovia stessa, monito purtroppo dimenticato.
Aver valutato l’Idrovia dal solo punto di vista trasportistico, senza averne approfondito prima d’ora gli aspetti di rilevanza idraulica e di valenza come corridoio ambientale, è stato limitante ed errato, ed oggi si deve porre rimedio.
Fonti:
Luigi d’Alpaos intervista in: http://nuovavenezia.gelocal.it/regione/2010/11/13/news/d-alpaos-
ecco-perche-siamo-andati-sott-acqua-e-succedera-di-nuovo-1.1355557
http://www.unipd.it/ilbo/content/alluvioni-veneto-si-sapeva-anticipo
Sulla Diga di Meda http://video.repubblica.it/cronaca/piovene-rocchette-la-diga-mai-
realizzata/58879/57810
Sugli angeli del fango di Firenze: Erasmo d’Angelis, “Angeli del fango. La meglio gioventù
nella Firenze dell’alluvione a 50 anni di distanza”, Giunti, Firenze, 2016.
La rotta dell’argine del Piovego:http://www.comune.vigonovo.ve.it/upload/1/dialogo-15.pdf
Le rotte del 2010:
http://corrieredelveneto.corriere.it/padova/notizie/cronaca/2010/10-dicembre-2010/alluvione-
argini-ko-fu-solo-colpa-dell-acqua-18146884306.shtml (indagine carabinieri)
Corriere del Veneto, 01/03/2016, Alluvione 2010 inchiesta verso l`archiviazione
Gazzettino, 01/03/2016, Colpa della politica , ma nessun responsabile (indagine Procura)
L’idrovia Padova-mare:
Luigi d’Alpaos, “Fatti e misfatti di idraulica lagunare”, IVSLA, 2010.
L. Scalco, “L’idrovia Venezia-Padova tra storia e politica. Un’antica aspirazione, una «fusione
d’intenti»?”, Cleup, 2004.
Articolo originale: https://emanuelemartino.wordpress.com/2016/10/31/alluvione-ed-alluvioni-in-veneto-alcune-riflessioni/
Blog integrale: https://emanuelemartino.wordpress.com/

sabato 8 ottobre 2016

Le tappe della mostra itinerante del Consorzio Bacchiglione

L'allestimento della Mostra itinerante del Consorzio di Bonifica Bacchiglione sul disastro dell'alluvione nel 1966. Siamo a Stra e a Bovolenta. Meritano una visita!





Allarme ETERNIT lungo il fiume Brenta

Rispetto per il nostro territorio!
il mondo è uno solo. Una volta distrutto che si fa? 
Ci spostiamo TUTTI nel pianeta SCHEI?


Amiamo il nostro territorio - Puliamo Gli Argini del Brenta a Campolongo Maggiore

Si è svolta sabato 1/10/2016 a Campolongo Maggiore, la nuova giornata al'insegna di "Amiamo il nostro territorio"; una mattinata di sensibilizzazione sul tema di rispetto e pulizia dei nostri argini. Soci del comitato, accompagnati da cittadini , assieme alla presenza e collaborazione di sindaco e vicesindaco, si sono impegnati a fondo per pulire e rendere decorosi i nostri territori.
Ore ed ore di profonda pulizia di tratti arginali che, evidentemente, non sono rispettati da tutti. Alla fine il risultato ha premiato lo sforzo. Le zone interessate dall’attività hanno cambiato aspetto. La speranza è che lo sforzo serva come deterrente per l’abbandono di materiali di qualsiasi tipo, a volte fortemente inquinanti, tossici, e devastanti per il territorio Ricordiamo che l’abbandono di rifiuti è un reato ambientale, sulle rive dei fiumi può anche compromettere la qualità dell’acqua, nei fossati e tombini il deflusso regolare dell’acqua creando allagamenti.
Il Comitato Brenta Sicuro, proseguendo nell’ attività sul territorio, dopo aver partecipato nelle scorse settimane alla bella iniziativa “puliamo il mondo” a Vigonovo, Saonara e Stra, collaborerà con l’amministrazione comunale alla prima giornata “insieme puliamo Campolongo” prevista il 22 ottobre sarà, poi, il giorno 29 ottobre a Piove di Sacco, in collaborazione con la locale amministrazione, per una mattinata di cura e pulizia dei fossati all’interno della città. Sempre all’insegna della sicurezza idrogeologica e rispetto dei nostri territori.
- Foto PRIMA e DOPO la pulizia



venerdì 16 settembre 2016

Dissesto idrogeologico, 100 milioni del fondo progetti per intervenire subito nelle aree urbane


Riportiamo quanto pubblicato da InSic.it - il sito italiano per i professionisti della sicurezza - sullo stanziamento di 100 milioni che serviranno al Paese per mettere in sicurezza le zone ad alto rischio idraulico ed idrogeologico. Di seguito sono spiegati i principali articoli che compongono il Decreto pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale.
Clicca qui per andare al testo completo del decreto, o scorri la pagina per conoscerne le generalità.

Il DPCM del 14 luglio 2016 indica le modalità di funzionamento del «Fondo per la progettazione degli interventi contro il dissesto idrogeologico», istituito con legge 28 dicembre 2015, n. 221 al fine di consentire la celere predisposizione del piano nazionale contro il dissesto idrogeologico.
Ne regola finalità, beneficiari e accesso ai fondi, nonché il Monitoraggio dei progetti finanziati.
Beneficiari e finalità del FondoIl Fondo, da istituire presso il Ministero Ambiente, è diretto a favorire l'efficace avanzamento delleattività progettuali delle opere di mitigazione del rischio idrogeologico e provvederà a rendere le stesse immediatamente cantierabili (art.1). Il finanziamento sarà concesso dietro presentazione diun progetto esecutivo previsto per l'avvio delle procedure di affidamento dei lavori attraverso l'elaborazione, anche non esplicita, dei livelli di progettazione inferiori.
Ne saranno beneficiari (art.2) i Presidenti delle regioni, in qualità di commissari di Governo contro il dissesto idrogeologico; non sono ammessi al finanziamento gli incarichi di progettazione già conferiti e le spese per rilievi e indagini appaltati anteriormente alla data di assegnazione dei fondi.

Accesso al FondoQuanto all'accesso ai fondi (art.3), le risorse saranno allocate su base regionale attraverso graduatorie di progettazione di interventi (una graduatoria/elenco per regione) sino alla concorrenza delle somme attribuite a ciascuna regione sulla base dei criteri di riparto stabiliti con successivo DPCM. In via prioritaria sono finanziate le progettazioni degli interventi inseriti nelle tabelle C e D del "Piano stralcio per le aree metropolitane e le aree urbane con alto livello di popolazione esposta al rischio di alluvioni", di cui al DPCM 15 settembre 2015, ivi compresi gli incarichi di progettazione già conferiti a far data dal 15 settembre 2015.
Gli ulteriori interventi per i quali il «Fondo per la progettazione degli interventi contro il dissesto idrogeologico» finanzia la progettazione saranno selezionati tra quelli inseriti nel data-base on lineReNDiS (Repertorio Nazionale degli Interventi per la Difesa del Suolo), a cura delle regioni e province autonome o dei soggetti dalle stesse accreditati.
Prevista una Verifica di ammissibilità (art.4) secondo le procedure previste dall'Allegato al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 28 maggio 2015 relativo alla «Individuazione dei criteri e delle modalità per stabilire le priorità di attribuzione delle risorse agli interventi di mitigazione del rischio idrogeologico».
Si precisa (art. 4.4) che le risorse saranno prioritariamente destinate alla progettazione degli interventi integrati, finalizzati sia alla mitigazione del rischio sia alla tutela e al recupero degli ecosistemi e della biodiversità, ovvero che integrino gli obiettivi della direttiva 2000/60/CE che istituisce un quadro per l'azione comunitaria in materia di acque, e della direttiva 2007/60/CE relativa alla valutazione e alla gestione dei rischi di alluvioni. Gli interventi contro il dissesto idrogeologico non possono prevedere opere accessorie (art.4.5)

Entità del Fondo ed erogazioneIl finanziamento concesso per la redazione del progetto esecutivo è determinato, in relazione alla tipologia dell'intervento, in base alle percentuali riportate nell'Allegato 1 al DPCM 14/7/2016, applicate all'importo complessivo dell'intervento costituito dalla somma dell'importo dei lavori e degli oneri della sicurezza e delle somme a disposizione della stazione appaltante. L'erogazione del finanziamento avverrà in tre tranches (definite all'art.6.2): la prima quota pari al 26% è trasferita all'atto dell'assegnazione del finanziamento; la seconda pari al 47% è trasferita dopo il completo inserimento dei dati dei singoli interventi nel Sistema di Monitoraggio Unitario, BDU (Banca Dati Unitaria), istituito presso il Ministero dell'economia e delle finanze; l'ultima quota, pari al saldo della spesa sostenuta e comunque non superiore al 27% del valore complessivo del finanziamento, è trasferita previa certificazione della spesa sostenuta nel sistema di monitoraggio unitario sopra richiamato pari al 75% del valore della seconda quota.

MonitoraggioIl Sistema di Monitoraggio Unitario, BDU (Banca Dati Unitaria), istituito presso il Ministero dell'economia è deputato al monitoraggio della progettazione degli interventi (art.7). La trasmissione dei dati viene effettuata attraverso il sistema SGP (Sistema Gestione Progetti) e le informazioni così acquisite saranno rese disponibili al sistema ReNDiS attraverso un adeguato protocollo di colloquio telematico.



L'intervento del Dott. Antonio Draghi alla conferenza di Vigonovo

Il Comitato Brenta Sicuro vi ripropone in formato digitale l'analisi che il dott. Antonio Draghi ha prodotto in occasione della serata in memoria dell'alluvione del 1966, tenutasi Mercoledì 14 Settembre a Vigonovo e a cui hanno partecipato anche altri testimoni, ricordando a tutti noi in modo chiaro che quella è stata una tragedia di dimensioni spaventose, che non si dovrà MAI PIU' ripetere sia nei nostri territori, che nel resto d'Italia. I modi per evitare questo tipo di calamità naturali ci sono, per questo DOBBIAMO unire le forze e fare pressione in modo che gli organi di competenza si mettano in moto per effettuare ciò che dovrebbe essere L'ORDINARIA PREVENZIONE.

L'intervento:

VIGONOVO 14 SETTEMBRE 2016 - Antonio Draghi
1.Sono passati 50 anni dalla grande alluvione del 1966. Quando i media parlano dell’alluvione del novembre del 1966 comunemente  intendono quella che tra i giorni 3 e 4 interessò disastrosamente la città Firenze. In realtà le regioni più colpite furono quelle del Nord-Est dove avvennero estese inondazioni e numerose frane. Nelle regioni settentrionali i morti furono 87. Gli sfollati furono oltre 42.000, di cui 25.800 in Veneto. In Pianura Padana e nella Pianura Veneta furono inondati almeno 137 kmq di territorio, e furono riportati danni in almeno 209 Comuni. Fra i comuni che ebbero più danni e moltissimi sfollati ci fu Vigonovo. Il Brenta in piena eccezionale respinse le acque della concomitante piena del Bacchiglione che scendevano dal Piovego, il quale esondò e ruppe.
2.Dopo aver disatteso per decenni i piani predisposti subito dopo quella alluvione, furono alcuni comitati che sulla base degli studi e delle indicazioni dell’Istituto di idraulica e idrodinamica dell’Università di Padova diretto dal prof. Luigi D’Alpaos, fecero ripartire  un processo positivo di presa di coscienza, di consapevolezza del rischio che continuava a persistere in tutta questa vasta zona. All’opera di sensibilizzazione dei comitati cittadini seguirono via via  le prese di posizione di tanti comuni, veneziani e padovani. C’era però prima di tutto da sconfiggere una visione imperante, quella speculativa del territorio, che configgeva con la nostra che pretendeva la salvaguardia delle vite e dei beni dei cittadini. Ricordiamo che di fatto si voleva usare per la camionabile , accompagnata dai pioni dell’elettrodotto aereo, il sedime da tempo predisposto per l’ idrovia e  in buona parte già espropriato. Mentre  il completamento dell’idrovia sarebbe stato con tutta evidenza la soluzione per le piene del Brenta e per quelle del Bacchiglione, soprattutto per quelle congiunte di Brenta e Bacchiglione. (Brenta e Bacchiglione sono un unico sistema idraulico). Convegni, manifestazioni, pressioni, ma anche inchieste e arresti eccellenti . Abbiamo arrestato la camionabile ( salvo che è ancora indicata nella pianificazione regionale) abbiamo bloccato, anche se non del tutto, la prepotenza di Terna e il suo vergognoso e primitivo elettrodotto aereo.
3.Sei anni fa, nel 2010, una nuova alluvione; stavolta nel vicentino e nel vicino territorio padovano attraversato dal Bacchiglione. Dopo quest’ altra alluvione, finalmente il tema della prevenzione ha incominciato a farsi strada. Ma si doveva, e ancora si deve, sconfiggere un’altra visione distorta, quella che ritiene essere più conveniente aspettare il fenomeno, rispondere all'emergenza grazie,  seppellire i morti e riparare i danni Ma si tratterà come sempre solo di una parte dei danni. Ignorando fra l’altro che, sia nel caso dei terremoti che in quello delle alluvioni, il danno principale è quello che dà l’insicurezza  ancor prima che l’evento si scateni, quella angoscia latente  che priva ognuno di noi  di quella tranquillità psicologica che ogni cittadino cosciente merita per sé,  per la propria famiglia, per la propria comunità, per le proprie attività, per la propria terra.
4. E finalmente la Regione si è decisa a predisporre il Progetto Preliminare del completamento dell’Idrovia che funzionerà in primo luogo come scolmatore di 350 mc/sec. in caso di piena nel bacino Brenta Bacchiglione. Un primo passo avanti e una prima vittoria per chi ha pensato al recupero di quest’opera incompiuta e per chi si è mobilitato e si è battuto.  Ma non basta ! E non bastano i primi interventi, ancora molto parziali, sugli argini del Bacchiglione-Roncajette  e su quelli del Brenta Cunetta, argini che sono in condizioni disastrose, come non bastano i bacini di laminazione a monte di Vicenza.
5. Ora c’è una grande occasione che non bisogna perdere. Il governo nazionale si è impegnato, dopo il terremoto di Amatrice, a predisporre un piano pluridecennale  di messa in sicurezza del territorio nazionale dal rischio sismico e dal rischio idrogeologico. La Regione deve immediatamente portare il progetto dell’idrovia a livello di Progetto Definitivo, classificarlo come  progetto strategico di primo livello per il Veneto e pretendere che venga inserito nel Piano Strategico nazionale e portare avanti in parallelo un piano di manutenzione ordinaria e continua degli argini di fiumi e canali. Questo è l’appello rivolto ai Sindaci perché continuino a fare squadra e pretendano dalla Regione questo duplice  passo fondamentale.

Le mutate condizioni climatiche fanno si che la frequenza dei fenomeni meteorici eccezionali si vada accelerando e le alluvioni , anche se speriamo sempre che non siano imminenti, sono però sempre immanenti. Non possiamo aspettare altri 6 anni e, tanto meno, altri 50.



mercoledì 14 settembre 2016

Altro articolo con la testimonianza del presidente del Consorzio Paolo Ferraresso


Appuntamenti della mostra fotografica itinerante sull'alluvione del 1966


In occassione del 50esimo anniversario, il consorzio di bonifica Bacchiglione ha organizzato diverse serate a tema sull'alluvione del 66 che ha messo in ginocchio gran parte del Veneto! E' importante ricordare il passato per intervenire al meglio sul futuro! Partecipiamo!

14/09/2019 PRIMA SERATA DELLA MOSTRA ITINERANTE DEL CONSORZIO A VIGONOVO (VE)



4 Febbraio 2016: di idrovia.. ne parlavamo così! Avanti tutta!

L'idrovia Padova-mare prende forma!
(articolo redatto, a nome dei Comitati uniti per l'idrovia Padova-mare, da Martino Emanuele, Danilo Franceschin, Marino Zamboni. Autore della bellissima foto Martino Emanuele).
Solo venti mesi fa l’ipotesi di trovarci vicini al momento di discutere la progettazione, seppur preliminare, sarebbe sembrata fantascienza. Le note vicende giudiziarie che hanno coinvolto i vertici politici regionali, hanno di fatto modificato gli orientamenti della politica, che oggi appaiono maggiormente vicini alle esigenze del nostro territorio. L’impressione è che, dopo molti anni dove si consideravano “motore di sviluppo” strade e cemento, (molto spesso rivelatesi inutili od addirittura dannosi), oggi si preferiscano, finalmente, le opere di mitigazione, manutenzione e miglioramento ambientale del territorio.
Il progetto dell’Idrovia Padova-mare rispecchia questo positivo cambio di rotta. Il contributo determinante è stato dato dalle Amministrazioni locali delle provincie di Padova e Venezia, dai cittadini e dai comitati, che hanno in più occasioni richiesto il completamento di un’opera oggettivamente utile per l’economia e la sicurezza dei territori escludendo, quindi, camionabili, ferrovie, elettrodotti.
Il percorso di progettazione è lungo, dal momento che prevede, oltre alla progettazione preliminare (che vedrà la luce l’8 marzo), anche la progettazione definitiva ed esecutiva.(in basso scopo preciso delle varie fasi di progettazione)
Il completamento di queste tre fasi (oltre alle autorizzazioni ambientali, gli eventuali ricorsi ed approfondimenti), è previsto dall’Autorità di bacino, nel piano redatto, entro il 2021. Il relativo documento, nella sua forma definitiva, non prevede programmazioni successive al 2021; fra l’altro non contemplate dal piano né tanto meno valutate dalla Commissione Europea (i nostri comitati avevamo evidenziato si sarebbe trattato di mere ipotesi, poco attendibili anche dal punto di vista degli stanziamenti).
Il documento, che verrà inviato alla commissione Europea dopo l’approvazione nazionale entro il prossimo 22 marzo, contiene il preciso impegno previsto nella somma di 5 milioni di euro. Si può affermare con una certa serenità che questo impegno, condiviso con la Commissione Europea, rappresenti il "punto di non ritorno", quindi la fondata e concreta possibilità di realizzazione dell’opera; dal momento che l’utilità del completamento dell’Idrovia per la gestione delle piene del bacino Brenta-Bacchiglione, già confermata dagli studi del professor d’Alpaos e dall’inserimento nelle opere fondamentali dopo l’evento alluvionale del 2010, viene stabilita in un Piano organico di opere, il Piano per la Gestione da Rischio Alluvioni, che ha funzione non solo di risposta “emergenziale” ma in funzione di programmazione e pianificazione delle opere necessarie.
Il riferimento di costo dell’idrovia è lo studio di fattibilità, risalente al settembre 2012, che indica in 534 milioni di euro il completamento dell’opera secondo la scelta (fra le 3 possibili), di navigabilità in V^ classe-europea con funzione di scolmatore di 350 mc/sec.
Ora attendiamo i risultati della progettazione preliminare, tra cui la conferma - o meno- del costo, che dipende in buona parte dalle soluzioni tecniche che verranno adottate e dalla possibilità di riutilizzo dei manufatti oggi già esistenti (13 ponti stradali ed uno ferroviario, 2 conche di navigazione oltre che gli oltre 10 km già scavati, su 27 complessivi). Speriamo si riesca a contenere il costo ma soprattutto si propongano soluzioni ai problemi ambientali (salvaguardia idraulica dei territori assieme alle laminazioni nel vicentino, risoluzione e gestione del nodo idraulico del Novissimo e salvaguardia dei territori di Mira, ossigenazione e gestione dei sedimenti in laguna, bacino d’acqua per i momenti di siccità, navigazione commerciale con beneficio nella riduzione della CO2).
In qualsiasi caso i nostri comitati non si accontenteranno di compromessi, (siano essi di progettazione, qualitativi, ambientali) e chiederanno, in ogni sede istituzionale ed in ogni momento di confronto, la reale partecipazione alle scelte progettuali.
Lo faremo, convinti dell’importanza della condivisione del tema, sempre a fianco degli amministratori locali.
...............................................................................................................................
Lo scopo preciso delle varie fasi di progettazione:
-. Il progetto preliminare definisce le caratteristiche qualitative e funzionali dei lavori, il quadro delle esigenze da soddisfare e delle specifiche prestazioni da fornire e consiste in una relazione illustrativa delle ragioni della scelta della soluzione prospettata in base alla valutazione delle eventuali soluzioni possibili, anche con riferimento ai profili ambientali e all'utilizzo dei materiali provenienti dalle attività di riuso e riciclaggio, della sua fattibilità amministrativa e tecnica, accertata attraverso le indispensabili indagini di prima approssimazione, dei costi, da determinare in relazione ai benefici previsti, nonché in schemi grafici per l'individuazione delle caratteristiche dimensionali, volumetriche, tipologiche, funzionali e tecnologiche dei lavori da realizzare; il progetto preliminare dovrà, inoltre consentire l'avvio della procedura espropriativa.
-. Il progetto definitivo individua compiutamente i lavori da realizzare, nel rispetto delle esigenze, dei criteri, dei vincoli, degli indirizzi e delle indicazioni stabiliti nel progetto preliminare e contiene tutti gli elementi necessari ai fini del rilascio delle prescritte autorizzazioni e approvazioni. Esso consiste in una relazione descrittiva dei criteri utilizzati per le scelte progettuali e delle caratteristiche dei materiali prescelti e dell'inserimento delle opere sul territorio; nello studio di impatto ambientale ove previsto; in disegni generali nelle opportune scale descrittivi delle principali caratteristiche delle opere, e delle soluzioni architettoniche, delle superfici e dei volumi da realizzare, compresi quelli per l'individuazione del tipo di fondazione; negli studi e indagini preliminari occorrenti con riguardo alla natura e alle caratteristiche dell'opera; nei calcoli preliminari delle strutture e degli impianti; in un disciplinare descrittivo degli elementi prestazionali, tecnici ed economici previsti in progetto nonché in un computo metrico estimativo. Gli studi e le indagini occorrenti, quali quelli di tipo geognostico, idrologico, sismico, agronomico, biologico, chimico, i rilievi e i sondaggi, sono condotti fino ad un livello tale da consentire i calcoli preliminari delle strutture e degli impianti e lo sviluppo del computo metrico estimativo.
-. Il progetto esecutivo, redatto in conformità al progetto definitivo, determina in ogni dettaglio i lavori da realizzare e il relativo costo previsto e deve essere sviluppato ad un livello di definizione tale da consentire che ogni elemento sia identificabile in forma, tipologia, qualità, dimensione e prezzo. In particolare il progetto è costituito dall'insieme delle relazioni, dei calcoli esecutivi delle strutture e degli impianti e degli elaborati grafici nelle scale adeguate, compresi gli eventuali particolari costruttivi, dal capitolato speciale di appalto, prestazionale o descrittivo, dal computo metrico estimativo e dall'elenco dei prezzi unitari. Esso è redatto sulla base degli studi e delle indagini compiuti nelle fasi precedenti e degli eventuali ulteriori studi e indagini, di dettaglio o di verifica delle ipotesi progettuali, che risultino necessari e sulla base di rilievi planoaltimetrici, di misurazioni e picchettazioni, di rilievi della rete dei servizi del sottosuolo. Il progetto esecutivo deve essere altresì corredato da apposito piano di manutenzione dell'opera e delle sue parti da redigersi nei termini, con le modalità i contenuti, i tempi e la gradualità stabiliti dal regolamento


Presentato il nuovo roll-up del Comitato in collaborazione con il Comune di Campolongo Maggiore


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